Esempio di vita

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Esempio di vita

Vía Apia

1. Vita di santità

“Osservavano esattamente i comandamenti di Dio, vivendo santi e giusti, così come il Signore Dio li ha comandato; gli rendono grazie ogni mattina e ogni sera, per ogni pasto o bevanda e ogni altro bene … “. (ARISTIDE, Secolo II, L’Apologia)

“Queste sono, o imperatore, le loro leggi. I beni che devono ricevere da Dio, glieli chiedono, e così attraversano questo mondo fino alla fine dei tempi, visto che Dio lo ha assoggettato tutto a loro. Gli sono poi grati, perché per loro ha fatto l’universo intero e il creato. Di sicuro, questa gente ha trovato la verità.”(ARISTIDE, Secolo II, La Apologia)

“Nei cristiani vi è un saggio dominio di se stessi, si pratica la continenza, si osserva il matrimonio unico, la castità è custodita, l’ingiustizia è esclusa, la pietà è apprezzata con i fatti. Dio è riconosciuto, la verità è considerata legge suprema”. (S. TEOFILO DI ANTIOCHIA, Libri a Autolico, Secolo II)

2. Dedizione agli altri

“Soccorrono quelli che li offendono, facendoli diventare loro amici, fanno del bene ai loro nemici. Non adorano gli dèi stranieri, sono dolci, buoni, hanno pudore, sinceri e si amano l’un l’altro, non disprezzano la vedova, salvano l’orfano; colui che possiede dà, senza aspettarsi nulla in cambio, a colui che non possiede. Quando vedono gli stranieri, li fanno entrare in casa e gioiscono di loro, riconoscendo in essi veri fratelli, già che così chiamano non quelli che lo sono secondo la carne, ma coloro che lo sono secondo l’anima.

Quando muore un povero, si mettono al corrente, contribuiscono ai funerali in base alle risorse che hanno, se vengono a sapere che alcuni sono perseguitati o imprigionati o condannati in nome di Cristo, mettono in comune le elemosine e le inviano a coloro che hanno bisogno, e se possono, li liberano; se c’è uno schiavo o un povero che deve essere soccorso, digiunano due o tre giorni, e il cibo che avevano preparato per se, glielo inviano, desiderando che anche lui debba gioire, essendo stato con loro chiamato alla felicità.” (ARISTIDE, Secolo II, La Apologia)

3. Cittadini della terra e del cielo

“Non abbiamo qui città permanente, ma andiamo in cerca di quella del futuro”. (Ebrei 13, 14)

“Vivono nella loro patria come stranieri. Compiono con lealtà i loro doveri di cittadini, ma sono trattati come stranieri. Ogni terra straniera è per loro la propria patria e ogni patria è terra straniera.

Si sposano come tutti, hanno figli, ma non abbandonano i loro neonati. Essi condividono il tavolo, ma non il letto. Sono in carne, ma non vivono secondo la carne. Abitano la terra, ma sono cittadini del Cielo. Obbediscono alle leggi dello Stato, ma con la propria vita vanno al di là della legge. Amano tutti e sono perseguitati da tutti. Non sono conosciuti, ma tutti li condannano. Vengono uccisi, ma continuano a vivere. Sono poveri, ma fanno ricchi molti. Non hanno nulla, ma abbondano in tutto. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano gloria davanti a Dio. Si oltraggia il loro onore, ma testimoniano la loro giustizia. Sono coperti di ingiurie e loro benedicono. Sono maltrattati e trattano tutti con amore. Fanno del bene e sono castigati come malfattori. Anche se li castighi, sono sereni, come se, invece della morte, ricevessero la vita. Essi vengono attaccati dagli ebrei come una razza straniera. Li perseguitano i pagani, ma nessuno di coloro che li odia sa dire il perché. ” (Di autore ignoto, secolo II-III, Lettera a Diogneto)

“I cristiani portano incise nei loro cuori le leggi di Dio e le osservano nella speranza del secolo futuro. Per questo non commettono adulterio nè fornicazione, non danno falsa testimonianza, non s’impadroniscono dei depositi che hanno ricevuto; non desiderano ciò che non appartiene loro, onorano il padre e la madre, fanno del bene al prossimo, e quando sono giudici, giudicano giustamente. Non adorano gli idoli di forma umana; tutto ciò che non vogliono che gli altri facciano a loro, essi non lo fanno a nessuno. Non mangiano carni immolate agli idoli, perché sono contaminate. Le loro figlie sono pure e vergini e fuggono la prostituzione; gli uomini si astengono da ogni unione illegittima e da ogni impurità; ugualmente le loro donne sono caste, nella speranza della grande ricompensa nell’altro mondo…” (ARISTIDE, La Apologia, Secolo II)

4. Eucaristia

In uno dei primi testi cristiani, San Giustino spiega come si celebrava l’Eucaristia nei primi tempi.

“Il giorno che si chiama giorno del sole ha luogo la riunione nello stesso luogo di tutti coloro che vivono in città o in campagna.

Leggiamo le memorie degli Apostoli e gli scritti dei Profeti.

Quando il lettore ha terminato, colui che presiede prende la parola per incitare ed esortare all’imitazione di tante belle cose.

Poi ci alziamo e preghiamo per noi … e per tutti gli altri ovunque si trovino, al fine di essere trovati giusti nella nostra vita e nelle nostre azioni, e fedeli ai comandamenti per raggiungere la salvezza eterna.

Dopo si porta a colui che presiede il pane e una coppa con vino e acqua mescolati.

Colui che presiede li prende ed eleva lodi e gloria al Padre dell’universo, per il nome del Figlio e dello Spirito Santo, e rende grazie lungamente perché siamo stati giudicati degni di questi doni.

Quando colui che presiede ha fatto l’azione di grazie e la gente ha risposto “Amen”, quelli di noi che sono chiamati diaconi distribuiscono a tutti i presenti il pane e il vino eucaristizzati “. (SAN GIUSTINO, Lettera a Antonino Pio, Imperatore, anno 155)

“A nessuno è lecito partecipare all’Eucaristia, se non crede che sono vere le cose che insegniamo e non è stato purificato in quel bagno che dà la remissione dei peccati e la rigenerazione, e non vive come Cristo ci insegnò.

Perché non prendiamo questi alimenti come se fossero un pane comune o una bevanda regolare, ma che così come Cristo, nostro Salvatore, si fece carne e sangue per la nostra salvezza, nello stesso modo abbiamo imparato che il cibo su cui è stata recitata l’azione di grazie, che contiene le parole di Gesù e con cui si alimenta e trasforma il nostro sangue e la nostra carne è precisamente la carne e il sangue di quello stesso Gesù che si è incarnato.

Gli apostoli, infatti, nei loro trattati chiamati Vangeli, ci dicono che così è stato loro comandato, quando Gesù, prendendo il pane e rendendo grazie, disse: “Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo”e poi, prendendo allo stesso modo nelle sue mani il calice, rese grazie e disse: “Questo è il mio sangue”, donandolo ad essi solamente. Da allora continuiamo ricordandoci l’un l’altro queste cose. E quelli di noi che hanno beni vengono in aiuto di altri che non li hanno e restiamo uniti. E ogni volta che presentiamo le nostre offerte, lodiamo il Creatore di tutto per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo e dello Spirito Santo”. (SAN GIUSTINO, Lettera a Antonino Pio, Imperatore, anno 155)

5. Dimensione cristiana del lavoro

I primi cristiani ebbero ben presente la testimonianza di Cristo con la sua vita di lavoro, visto che “fu considerato come carpentiere, e fu così che opere di questa bottega fabbricò, mentre stava tra gli uomini, insegnando per esse i simboli della giustizia, e quello che è una vita di lavoro “(GIUSTINO, Dialogo con Triton).

Proiettando il messaggio cristiano su quella struttura lavorativa, il lavoro anche il peggio qualificato, acquisisce una dimensione nuova in Cristo (cf. Ef. 6.7). La dimensione soprannaturale del lavoro sarà come un incentivo divino che supererà di gran lunga l’impatto dei condizionamenti sociali, però senza violenze nè ribellioni. Il lavoro aveva per i primi cristiani un valore di segno distintivo tra il vero credente e il falso fratello, così come una maniera delicata di vivere la carità per non essere gravoso a nessun fratello (cfr 2 Ts 3,8). (Cfr. GER Enciclopedia, Cristiani, Primi II, Spiritualità).

D’altra parte, non possiamo dimenticare che i primi cristiani erano immersi in un mondo nel quale il lavoro era tenuto come qualcosa di peggiorativo. “E come il lavoro era quello che determinava la vita dello schiavo, s’impose la conosciuta distinzione tra il lavoro servile e il lavoro liberale, identificando nel primo il lavoro propriamente detto, e nel secondo tutta questa gamma di attività, che, oltre alla cultura, comprende gli hobbies e le arti” (J. Muller, La Nuova Cristianità, Madrid 1966, p.215).

By | 2017-08-23T07:59:10+00:00 23 agosto, 2017|Come vivevano|0 Commenti
FlojaNo está malBienMuy bien¡Impecable! (Ninguna valoración todavía)
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