La vita della primitiva cristianità

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La vita della primitiva cristianità

Estatua de San Pedro en el Vaticano

I cristiani formavano comunità locali – chiese – sotto l’autorità pastorale di un vescovo. Il vescovo di Roma, successore dell’apostolo Pietro, esercitava il primato su tutte le chiese. L’Eucaristia era il centro della vita cristiana. Il rifiuto dello Gnosticismo fu la grande vittoria della dottrina della Chiesa primitiva.

 

1. Introduzione

L’espansione del Cristianesimo nel mondo antico si adeguò alle strutture e ai modi di vita propri della società romana. Esaminate già la progressiva realizzazione del principio di universalità cristiana e le relazioni tra la Chiesa e l’Impero pagano, procede ora a esporre i principali aspetti della vita interiore delle cristianità: la sua composizione sociale e gerarchica, il governo pastorale, la dottrina, la disciplina , il culto liturgico, eccLa Roma classica promosse ovunque, con deliberato proposito, la diffusione della vita urbana: municipi e colonie sorsero in gran numero per tutte le provincie di un Impero per il quale l’urbanizzazione era sinonimo di romanizzazione. Il Cristianesimo è nato in questo contesto storico e le città furono sede delle prime comunità che costituirono in esse chiese locali. Le comunità cristiane erano circondate da un intorno pagano e ostile, che favoriva la sua coesione interna e la solidarietà tra i suoi membri. Però queste chiese non furono nuclei persi e isolati: la comunione e la comunicazione tra esse era reale e tutte avevano un senso acuto di trovarsi integrate in una stessa Chiesa universale, l’unica Chiesa fondata da Gesù Cristo.

2. Gerarchia e unità della Chiesa primitiva

Molte chiese del secolo I furono fondate dagli Apostoli e, mentre questi vissero, rimasero sotto la loro autorità superiore, guidate da un “collegio” di sacerdoti che ordinava la loro vita liturgica e disciplinare. Questo regime può essere attestato soprattutto nelle chiese <<paoline>>, fondate dall’Apostolo delle Genti.  Ma, come gli Apostoli scomparvero, si generalizzò in tutti i luoghi l’episcopato locale monarchico, che già era stato introdotto in una fase iniziale in altre chiese particolari. Il vescovo era il capo della Chiesa, pastore dei fedeli e, in quanto successore degli Apostoli, possedeva la pienezza del sacerdozio e l’autorità necessaria per il governo della comunità.La chiave dell’unità delle chiese sparse in tutto il mondo, che le integrava in un’ unica Chiesa universale fu l’istituzione del Primato romano. Cristo, Fondatore della Chiesa – tale come è stato ricordato altrove – scelse l’Apostolo Pietro come rocca ferma su cui la Chiesa possa collocarsi. Ma il Primato conferito da Cristo a Pietro non era, in alcun modo, un’istituzione effimera e circostanziale, destinata a estinguersi con la vita dell’Apostolo. Era un’ istituzione permanente, pegno della perennità della Chiesa e valida fino alla fine dei tempi.Pietro fu il primo vescovo di Roma, e i suoi successori nella Cattedra romana furono anche successori nella prerogativa del Primato, che conferì alla Chiesa la costituzione gerarchica, amata da sempre da Gesù Cristo. La Chiesa di Roma fu, dunque – e per tutti i tempi – centro di unità della Chiesa universale.

3. L’Ufficio del Primato

L’esercizio del Primato romano è stato logicamente condizionato, lungo i secoli, dalle circostanze storiche. In epoche di persecuzione o di difficili comunicazioni tra i paesi, quell’esercizio fu meno facile e intenso che in altri momenti più propizi. Però la storia permette di documentare, dalla prima ora, sia il riconoscimento da parte delle altre chiese della preminenza che corrispondeva alla Chiesa romana, come la coscienza che i vescovi di Roma avevano il loro Primato sulla Chiesa universale.Agli inizi del secolo secondo, S. Ignazio, vescovo di Antiochia, scrisse che la Chiesa romana è la Chiesa “posta a capo della carità”, attribuendole così un diritto di supremazia ecclesiastica universale. Per S. Ireneo di Lione, nel suo trattato Contro le eresie (a 185), la Chiesa di Roma godeva di una singolare preminenza ed era criterio sicuro per la conoscenza della vera dottrina della fede.Della coscienza che avevano i vescovi di Roma di possedere il Primato sulla Chiesa universale è rimasta una testimonianza importante, che risale al secolo I. Alla radice di un grave problema sorto all’interno della comunità cristiana di Corinto, Papa Clemente I intervenne in modo autoritario. La lettera scritta dal Papa, prescrivendo quello che si doveva fare ed esigendo obbedienza ai suoi mandati, costituì una chiara prova della coscienza che aveva del suo potere primaziale, e non è meno significativa la rispettosa e docile accoglienza dispensata per la chiesa di Corinto all’intervento pontificio.

4. Processo di conversione

“Cristiani non si nasce, si diventa”, scrisse Tertulliano alla fine del secolo II. Queste parole poterono significare, tra le altre cose, che, nel suo tempo, la stragrande maggioranza dei fedeli non erano – come sarebbero a partire dal secolo IV – figli di genitori cristiani, ma persone nate nei gentili, venuti alla Chiesa in virtù di una conversione alla fede di Gesù Cristo. Il battesimo – sacramento di incorporazione alla Chiesa – costituiva allora il coronamento di un dilatato processo di iniziazione cristiana.Questo processo, iniziato con la conversione, proseguiva nel tempo del “catecumenato” un periodo di prova e di istruzione catechistica istituito regolarmente dalla fine del secolo II. La vita liturgica dei cristiani aveva il suo centro nel Sacrificio Eucaristico, che si offriva per lo meno il giorno di domenica, bene in una abitazione cristiana – sede di qualche “chiesa domestica” – o meglio nei luoghi destinati al culto, che cominciarono ad esistere dal secolo III.

5. La diversità culturale tra i cristiani

Le antiche comunità cristiane erano costituite da ogni sorta di persone, senza distinzione di classe o di condizione. Fin dai tempi apostolici la Chiesa fu aperta agli ebrei e ai gentili, poveri e ricchi, liberi e schiavi. E’ vero che la maggior parte dei cristiani dei primi secoli furono gente di umile condizione e un intellettuale pagano ostile al Cristianesimo, Celso, si burlava con disprezzo dei tessitori, calzolai, lavandaie e altre persone senza cultura, propagatori del Vangelo in tutti gli ambienti.Però è un fatto indiscutibile che, fin dal primo secolo, personaggi dell’aristocrazia romana abbracciarono il Cristianesimo. Questo fatto, due secoli più tardi, era di una portata tale che uno degli editti di persecuzione dell’imperatore Valeriano fu diretto specialmente contro i senatori, i cavalieri e i funzionari imperiali che erano cristiani.

6. Struttura delle comunità paleocristiane

La struttura interna delle comunità cristiane era gerarchica. Il vescovo – capo della Chiesa locale – era assistito dal clero, i cui gradi superiori – gli ordini dei presbiteri e dei diaconi, erano, come l’episcopato, di istituzione divina. Chierici minori assegnati a determinate funzioni ecclesiastiche, apparivano nel corso di questi secoli. I fedeli che erano membri del Popolo di Dio erano nella stragrande maggioranza cristiani comuni, ma si avevano anche cristiani che si distinguevano per qualsiasi ragione.Nell’età apostolica si ebbero numerosi carismatici, cristiani che per servizio della Chiesa ricevettero doni straordinari dallo Spirito Santo. I carismatici compirono un’importante funzione nella Chiesa primitiva, però costituivano un fenomeno temporaneo che si estinse praticamente nel primo secolo dell’Era cristiana. Mentre durante l’epoca delle persecuzioni, gioirono di un particolare prestigio i “confessori della fede”, chiamati così perché avevano “confessato” la loro fede come i martiri, sebbene sopravviveranno alle loro prigioni e torture.Tuttavia si deve segnalare altri fedeli cristiani, la cui vita o ministero, li conferivano una particolare condizione all’interno della chiesa: le vedove, che fin dai tempi apostolici formavano un “ordine” e attendevano a servizi con le donne; e gli asceti e le vergini che abbracciavano il celibato “per amore del Regno dei Cieli” e costituivano – in parole di San Cipriano – “la parte più gloriosa del gregge di Cristo”.

7. Apologia del Cristianesimo primitivo

I primi cristiani soffrirono la dura prova esterna delle persecuzioni; all’interno, la Chiesa ha dovuto affrontare un’altra prova non meno importante: la difesa della verità di fronte a correnti ideologiche che cercarono di distorcere i dogmi fondamentali della fede cristiana. Le antiche eresie – così si chiamarono queste correnti di idee – possono essere suddivisi in tre distinti gruppi. Da un lato, esistì un giudaico cristianesimo eretico, negatore della divinità di Gesù Cristo e della efficacia redentrice della sua morte, per il quale la missione messianica di Gesù sarebbe stata quella di portare l’ebraismo alla sua perfezione, con la piena osservanza della Legge.

Un secondo gruppo di eresie – di più tarda apparizione – si caratterizzò per il suo fanatico rigore morale, stimolato da una credenza in un’ imminente fine dei tempi. Nel secondo secolo, la più conosciuta di queste eresie fu il Montanismo, sebbene nell’Africa latina, all’inizio del secolo IV, l’estremismo rigorista sarebbe tuttavia uno dei componenti del Donatismo.Ma la più grande minaccia che ebbe a affrontare la Chiesa cristiana durante l’età dei martiri fu, senza dubbio, l’eresia gnostica. Lo Gnosticismo era una grande corrente ideologica tendente al sincretismo religioso, molto di moda nei secoli finali dell’Antichità. Lo Gnosticismo – che costituiva una vera e propria scuola intellettuale – si presentava come una sapienza superiore alla portata solo di una minoranza di “iniziati”. Prima del cristianesimo, il suo scopo fu quello di distorcere le verità della fede, presentando le dottrine gnostiche come l’ espressione della tradizione cristiana più sublime, che Cristo aveva riservato per i suoi discepoli più intimi. Il rappresentante più notevole del gnosticismo cristiano fu Marcione. La Chiesa reagì con integrità e i Padri Apostolici dimostrarono l’assoluta incompatibilità esistente tra Cristianesimo e Gnosticismo.

By | 2017-08-23T08:03:44+00:00 23 agosto, 2017|Come vivevano|0 Commenti
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